Ambulatorio Solidale

AMBULATORIO SOLIDALE

PER LA CURA DELLA GRAVIDANZA

 

AZIENDA OSPEDALIERA PER L’EMERGENZA CANNIZZARO

DIVISIONE DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA - EDIFICIO E - 0957262261

 

CHI PUO’ ACCEDERE

Donne in gravidanza

non europei (extracomunitarie)  di ogni età,

straniere non inserite socialmente in Italia (rom, rumene, et al)

italiane di età inferiore ai 18 anni,

italiane di ogni età che fino al secondo trimestre di gestazione non abbiano eseguito alcun controllo “”gravidanza in abbandono”.

Gravide multipare ovvero donne che hanno 3 o più figli

Italiane con grave disagio sociale (tossicodipendenza, HIV, partner detenuto) 

 

CARATTERISTICHE

Tutti i VENERDI’ ore 8:00,  PRESSO AZIENDA OSPEDALIERA CANNIZZARO catania DIVISIONE DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA- ambulatori - EDIFICIO E

 accesso diretto (senza prenotazione)  e riprenotazione interna,

assistenza completa fino al parto e al post partum,  Staff dedicato

 

In un solo giorno

Prestazioni mediche:

visita ostetrica, ecografia (1°, 2° morfologica ed ecocardiografia, e 3° trimestre)

pap test, tri-test, esami di laboratorio necessari, (ematochimici), cardiotocografia, tamponi vaginali, ecc

Eventuale supporto psicologico.

 

Donne non in gravidanza

Venerdì dalle 12- alle 14

non europei (extracomunitarie)  di ogni età,

straniere non inserite socialmente in Italia (rom, rumene, et al)

 

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Cannizzaro, ambulatorio solidale per donne incinte
«Non servono documenti o permessi di soggiorno»

Ad accedere gratuitamente alla struttura sono minorenni e donne in grave disagio sociale. Molte le migranti, «Abbiamo varie etnie, famiglie provenienti da diverse nazioni», spiega l'ideatore, Fabio Guardalà. «Il parto è un gesto universale».

L'ambulatorio solidale opera grazie ai ginecologi Guardalà e AlessandraCoffaro, all'ostetrica Patrizia Barresi, all'infermiera Giovanna Tinnirello sotto il coordinamento del direttore del reparto, Paolo Scollo. Assieme a loro, qualche altro volontario. Il centro si fonda sul one shot, «tutto in una volta». Ogni venerdì le donne incinte seguite possono effettuare gli esami necessari in un solo giorno: prelievo del sangue, ecografia, visita, tracciato. «Così è più semplice per loro essere seguite». Come diventa sostenibile economicamenteun progetto del genere? Per ogni attività chirurgica, e il parto rientra in questa categoria, «la Regione paga una quota agli ospedali. Noi offriamo gratuitamente il percorso, fidelizziamo le pazienti che poi vengono a partorire da noi, così rientriamo nei costi sostenuti». «Accedono tutte le minorenni - elenca Guardalà - le donne in grave disagio sociale, che hanno un compagno tossicodipendente, in carcere, o più di tre figli; e poi le gravidanza inabbandono», quelle che nei primi cinque mesi di gestazione non hanno eseguito alcun controllo. I due ginecologi non effettuano interruzioni di gravidanza, «cerchiamo di lavorare sulla formazione. Comunque all'interno dell'ospedale c'è un servizio per l'applicazione della 194». 

Nei corridoi e nelle sale parto prende vita un incrocio multiculturale in cui è difficile imbattersi altrove. «A noi non importa dei documenti e dei permessi disoggiorno», il medico è categorico. «In italia non c'è bisogno di alcun documento, la gravida può restare nel territorio fino a due anni dopo il parto e si può ricongiungere con il partner. Esiste un codice Stp (Straniero temporaneamente presente,) per cui la paziente può avere accesso a tutti i servizi sanitari». Da otto mesi l'ambulatorio ha anche avviato un protocollo con il Cara di Mineo, il centro per richiedenti asilo nel Calatino. 

Lucia passeggia in attesa del tracciato. «Vuoi un panino al latte?». Ne offre uno a ogni nuova arrivata, tirandolo fuori da una borsa che sembra senza fondo. Alle altre donne con lei in attesa del turno racconta come i suoi parti siano sempre improvvisi: «L'ultima volta mio figlio stava nascendo in macchina». E la strada da San Pietro Clarenza la spaventa un po', teme che stavolta sua figlia abbia più fretta del fratello nato 16 mesi fa. Un'altra paziente accanto a lei parla al telefono in spagnolo; ogni tanto singhiozza e si solletica la pancia tentando di calmare il suo bimbo. Dall'altra parte della sala d'aspetto c'è Pulvir; non parla italiano, viene dallo Sri Lanka e l'amica che è con lei teme che non capisca in quale ambulatorio debba andare. «Ci penso io», le risponde Giovanna Tinnirello prendendola sotto un braccio per poi guidarla fino alla stanzetta. Queen, una giovane nigeriana, fissa i numeri sulle porte: «Due, tre, quattro», ripete esercitandosi nella pronuncia. La sua connazionale reagisce con uno sbuffo che tradisce un po' di nervosismo quando le viene chiesto come chiamerà il suo primo figlio. «Ancora non lo so», esclama.

«Questa integrazione funziona - assicura Fabio Guardalà - Abbiamo varie etnie, famiglie provenienti da diverse nazioni. Il parto è un gesto universale ma, come tutte le attività della vita, ha delle sue peculiarità». E si scopre che tradizioni e luoghi in apparenza molto lontani tra loro hanno molto più in comune di quanto non sembra. Lo precisa Patrizia Barresi. «Le donne cinesi avvolgono i bambini in un lenzuolo rosso. Una volta ho chiesto il motivo, mi hanno risposto che serve a tenere lontani gli spiriti maligni». E aggiunge: «In fondo, non è la stessa cosa che facciamo noi con le camicie dellafortuna?». 

«Tutto questo funziona con il passaparola - dice Alessandra Coffaro - Qualcuno ci ha trovati anche attraverso Facebook». L'ambulatorio, infatti, ha una pagina social molto seguita. «Il nostro obiettivo è aiutare - continua allargando le mani con un ampio gesto - Cerchiamo di fissare un appuntamento al mese e, nelle ultime settimane, uno ogni circa sette giorni. Le seguiamo fino al primo controllo dopo il parto». «Spesso ci portano i bambini dopo un po' di tempo, è bellissimo», e l'ostetrica Barresi si apre in una risata. «Ci mandano  foto, messaggi. Li vediamo crescere». 

La lista d'attesa scorre, altre voci e altre lingue si aggiungono. «Il mio sogno è che questo modello possa essere esportato», sospira Fabio Guardalà. «All'inizio abbiamo avuto qualche problema di organizzazione - confessa - ma siamo riusciti a risolverlo». Nel corso della loro attività, i volontari spesso incontrano delle storie difficili da dimenticare. «Stavamo facendo un'ecografia a una donna nigeriana - racconta l'ostetrica - appena ha visto suo figlio è scoppiata a piangere. Ci ha raccontato che lei era nata da uno stupro e anche il suo bambino era frutto di una violenza». A tante è stata praticata la mutilazione genitale, l'infibulazione. «Loro devono essere seguite con maggiore accortezza», sottolinea. Qualsiasi sia la loro condizione di salute o la provenienza, arriva poi il momento di varcare la soglia della sala travaglio. «Dalla donna che andrà in intramoenia alla ragazzina del Bangladesh che firma con la x, tutte devono partorire e vengono seguite. Nella stessa maniera».

 

26.02.2016.    (a cura di Mirko Tomasino)

AMBULATORIO SOLIDALE, I VENERDI' SANTO DELLE NASCITE 

Tanti libri che possano generare cultura e integrazione. Il caffè con con il dott. Fabio Guardalà, Dirigente Medico del reparto di Ginecologia dell'ospedale "Cannizzaro", ha un sapore che sa di generosità e altruismo e  ci introduce la magnifica esperienza del suo Ambulatorio Solidale, dal 2012 presente a Catania a sostegno delle donne gravide con disagio sociale

Dott. Guardalà, come nasce l'esperienza dell'Ambulatorio Solidale?

Nasce durante la crisi libica con una telefonata che giunge direttamente dall'Assessorato alla Sanità. Mi chiesero la possibilità di trovare sistemazione per delle donne gravide. Un numero limitato poichè l'elicottero poteva trasportarne solamente alcune. Personalmente, le avrei ospitate tutte. Come ripetevo e ripeto spesso, "meglio la barella che il molo"

In cosa consiste l'attività dell'Ambulatorio Solidale?

Si tratta di un ambulatorio rivolto a gravide immigrate, minorenni o con grave disagio sociale.  La metodologia finora usata ma che pensiamo di rivedere è "one shot", con gli esami di routine e tutte le altre operazioni connesse svolte in un solo giorno, il venerdì

L'Ambulatorio è un servizio che ha riscosso molti apprezzamenti. Pensa di modificare qualcosa?

Sicuramente si. L'Ambulatorio non è solo un servizio che offriamo alle donne che devono partorire, ma è anche un servizio di scambio culturale nel rispetto delle identità. Punto molto sul tema dell'integrazione, e nella nostra città come nel nostro Paese, siamo ancora molto lontani rispetto a modelli positivi in tal senso. L'integrazione abbatte le barriere e un bambino integrato maturerà da grande una coscienza nobile sul tema dell'integrazione.

Un'altra proposta riguarda l'istituzione di due fasce orarie, una che va dalle ore 8 alle ore 12 e una pomeridiana dalle ore 12 alle ore 16, in modo da rendere più gestibile la mole di lavoro a supporto dell'utenza

Da chi è composto il suo staff?

Da validi infermieri, volontari, specializzandi, e dalla dottoressa Alessandra Coffaro, collega ginecologa, assunta a tempo determinato all'Ospedale "Cannizzaro" grazie al prezioso lavoro svolto per Ambulatorio Solidale

Quale il suo rapporto con le pazienti dell'Ambulatorio Solidale?

Di grande empatia. Tengo a precisare che le mie pazienti extracomunitarie sono seguite solo in sede ospedaliera e non in studio privato. Un segnale importante e di grande rispetto per queste persone che chiedono con grande umiltà il nostro aiuto

Cos'è per lei l'Ambulatorio Solidale?

L'ambulatorio si svolge ogni venerdì, la scelta non è casuale. Il venerdì nella cristianità rappresenta la passione di Cristo che poi sfocia nella sua Pasqua di Resurrezione. Questo è quello che vedo nel volto delle gravide. I segni del dolore, della fatica, dello svuotamento fisico e il volto beato e soddisfatto quando stringono i loro figli.  Questo è la raffigurazione di ciò che ognuno di noi dello staff vive ogni venerdì della settimana

Ambulatorio si è reso protagonista anche di altre attività collaterali, la colletta alimentare ad esempio. Ce ne parli

Si è svolta il venerdì santo dello scorso anno e prese il nome di "Pasqua Solidale". Un grande successo in termini di pubblico, di generosità e partecipazione.

Abbiamo invitato, tramite il nostro blog e la nostra pagina Facebook, a regalare beni di prima necessità per l'infanzia e per gli adulti donati successivamente a soggetti svantaggiati.

Un bel momento di solidarietà che ripeteremo con molta probabilità anche quest'anno

Cosa augura ad Ambulatorio Solidale?

Auguro ad Ambulatorio che possa diventare non solo un servizio di utilità sociale che possa essere replicato come modello positivo, ma uno strumento che possa realmente abbattere le barriere, separare le diversità senza intaccare le inviolabili identità di ciascuno di noi, che possa essere un umile strumento di integrazione laddove ancora manca, laddove ancora ci si guarda con circospezione e diffidenza senza tendere amichevolmente la mano. Non è utopia ma realtà, quella che vediamo crescere ogni giorno e che vogliamo sviluppare con la collaborazione di tutti

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Dott. Fabio Guardalà